Panathlon International Club di Terni

Relazione di Renato Gribaudo in occasione dell’Assemblea Distrettuale del 6° Distretto del 1° Aprile 2001, svoltasi a Terni.
" AZIONE PERMANENTE PER L’EDUCAZIONE SPORTIVA DEI GIOVANI"

In occasione dell’Assemblea Generale del P.I., svoltasi a Firenze dal 25 al 27 Maggio 1979, fu trattato il tema “La violenza nello sport”.

Dopo le quattro relazioni previste ed i numerosi interventi, vi furono le consuete risoluzioni che l’amico Carlo Alberto Magi ricorda con esattezza nel libro “40 Anni nello Sport”.

Tralasciando altri avvenimenti che non sono strettamente legati al tema, possiamo affermare che non ci volle molto tempo per concludere che il fenomeno “violenza” è la conseguenza diretta della mancanza di una “cultura sportiva”, da cui deriva naturalmente l’assenza di una “educazione sportiva”.

Il Direttore di un autorevole quotidiano sportivo definì in quegli anni la cultura sportiva in Italia a livello medioevale.

Ecco allora che nel 1985 il tema dell’anno fu: “Come promuovere l’educazione sportiva quale parte integrante della cultura giovanile”.

Ma quando si parla di “cultura” e di “giovani” è fin troppo ovvio tirare in ballo quella istituzione ritenuta giustamente la più idonea e deputata ad inculcare principi ed indirizzi: La Scuola!

Il noto giornalista Ormezzano nel 1994 scriveva sul quotidiano “La Stampa”: “Sono convinto che se non si parte dalla scuola, tutte le altre ipotesi di Sport per i giovani sono una perdita di tempo, quando non sono un inganno”.

In occasione, quindi, della 32a Assemblea del P.I. dell’anno 1986, fu deciso di sostituire il tema anzidetto con questo: “Come promuovere l’educazione sportiva nella Scuola”, considerando, giustamente, che è da tutti riconosciuto ed accettato il concetto che un autentico costume sportivo dipende principalmente dalla Scuola.

Devo confessare che non mi piacque molto la formulazione del tema perché, a mio modesto parere, senza un punto interrogativo finale, mi sembrò quassi l’indicazione di una “ricetta”, o un esperimento, alla guisa dell’assunto: “come preparare un buon risotto alla milanese”…………!

Quindi in occasione della 33a Assemblea del P.I. di Rapallo del 1988, alla quale partecipai quale Presidente del Club di Orvieto, feci un intervento sul tema proposto, anche in considerazione del fatto che coloro che mi avevano preceduto, non avendo evidentemente bene interpretato il vero significato del tema parlarono esclusivamente di attività sportiva nella Scuola, e non di “educazione sportiva” che, pur legata anche all’attività, si riferisce a comportamenti ed a valori di carattere non prettamente tecnico.

Feci presente in tale occasione che senza nulla togliere alle benemerite iniziative dei Club (Premi Panathlon, Borse di studio per gli studenti - atleti ed altre interessanti iniziative), il tema in questione diventa difficile e pieno di problemi, direi quasi insormontabili, allorchè ci si accosta alla Scuola, ad una struttura , cioè, arcaica, verticistica, non attenta ai reali fenomeni della vita moderna, alle sue infinite problematiche, alle richieste di una Società in continua evoluzione.

Dissi queste cose, in quella occasione, invocando un deciso e tempestivo intervento del Panathlon Centrale nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione, magari chiedendo anche il supporto del C.O.N.I., dal momento che proprio per la struttura verticistica della Scuola Italiana, come già detto, qualora i Provveditori agli Studi, i Presidi ed i Docenti, ove non sollecitati dalla famosa “circolare ministeriale”, che detti norme e comportamenti ben precisi, tutti i problemi rimangono totalmente inamovibili.

Nel concludere il mio intervento, mi permisi di affermare che “l’avere gettato sul tappeto un tema di tali proporzioni, avrebbe consentito al Panathlon di fare la figura del Don Chisciotte”.

Eletto Governatore del 6° Distretto, in occasione del Consiglio dei Governatori del Marzo 1993, il tema in questione tornò alla ribalta, dal momento che, trascorsi ben sette anni dalla sua formulazione, i risultati non furono quelli auspicati, tanto che Jean Pressèt, all’epoca Presidente della Commissione Elettorale del P.I., in un suo saggio, peraltro pubblicato anche sulla Rivista del Panathlon (n° 9/10 del 1990), aveva detto, tra l’altro: “Dopo quasi tre anni di lavoro il bilancio desunto si è rivelato piuttosto scarso.” Ed ancora: “Abbiamo dunque molto stentato a passare dallo studio all’azione in profondità. Attraverso questa esperienza, è stata data la dimostrazione che questo tipo di azione non può essere trattato in un tempo limitato, perché, e bisogna sottolinarlo, il lavoro proposto è vasto e riguarda anche l’ambiente politico. Di conseguenza non può essere trattato altrimenti che sotto la forma di un’azione permanente…………omissis In più è apparso anche che questo tipo di lavoro può sfociare nella necessità di un’azione coordinata in certi Paesi, come l’Italia, dove la vita delle scuole è retta da leggi nazionali”.

Ed infine , sempre di Pressèt: “Qui arriviamo alle strutture che il Panathlon International dovrebbe darsi se vuole veramente condurre tali azioni a buon fine”.

Fu proprio in occasione di quel Consiglio dei Governatori che ribadii il mio concetto confortato e supportato anche da quanto dichiarato con molta encomiabile sincerità dall’amico Pressèt.

Al termine del mio intervento, l’allora Presidente Spallino, incomprensibilmente seccato per le mie affermazioni, mi disse (forse sarebbe più esatto dire: “mi intimò”……..): “Fammi una relazione!”.

Nel frattempo il tema era divenuto “Azione permanente per l’educazione sportiva dei giovani”, definizione che fu anche il titolo della mia relazione, per la quale mi misi subito all’opera con il dovuto impegno durante i mesi estivi, con paziente lavoro di ricerca e documentazione.

Terminata la relazione, inviai subito il mio elaborato a Spallino e ne rimisi copia anche ad alcuni amici esperti e appassionati dell’argomento, invitandoli a fornirmi con tutta sincerità il loro parere in merito.

Correndo il rischio di essere giudicato “vanitoso”, non posso fare a meno di citare gli amici che si congratularono con me per il lavoro svolto: Sisto Favre, Jean Pressèt, Giorgio Lucchesini, Carlo Alberto Magi, Dante Magnini, Sabino Sernia, Don Italo Mattia (ho qui con me le loro risposte, che conservo con vero piacere).

Dal Presidente Spallino, primo consegnatario del mio elaborato, nessuna risposta, neppure un segno di ricezione.

Nello stesso anno 1993, con una comunicazione datata 9 Dicembre, il P.I. portava a conoscenza dei Governatori Italiani la costituzione di due Comitati Nazionali, il Comitato Nazionale Italiano per Fair Play, formato da Antonio Lopizzo Coordinatore, con Nati e Tornatore componenti, ed il Comitato Nazionale per l’Educazione Sportiva dei Giovani con Prandi Coordinatore e Skabar ed il sottoscritto componenti.

L’amico Prandi ricorderà che rassegnai subito le dimissioni da tale organismo per ovvie e comprensibili ragioni.

Ma siccome Prandi non è certamente un “presuntuoso”, rinunciò anch’egli all’incarico.

Fu in occasione del Consiglio dei Governatori, svoltosi a Losanna, che il 19 Ottobre 1994, la Conferenza Interdistrettuale dei Distretti Italiani, alla unanimità dei presenti, mi chiese di assumere la Presidenza di quel Comitato, autorizzandomi a chiamare a farne parte le persone che avessi ritenuto le più idonee.

Mi rivolsi, quindi, ai colleghi Governatori, i quali mi fornirono i nominativi di persone esperte della materia per la costituzione di detto organismo che, nel frattempo assunse la denominazione di Commissione Nazionale per l’educazione sportiva dei giovani in quanto espressione appunto della Conferenza Interdistrettuale dei Distretti Italiani, quindi, struttura del Panathlon, a differenza del Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play, che divenne invece completamente autonomo.

La Commissione, composta da 11 membri oltre il sottoscritto e l’amico Sisto Marchesini nella veste di Segretario, nella prima riunione del 10 settembre 1995 decise all’unanimità dei presenti di operare un intervento presso il Ministero della P.I., presso il Ministero dell’Università e Ricerca Scientifica e presso il Presidente del C.O.N.I., per portare all’attenzione di tali soggetti la precaria situazione dell’Educazione Fisica e Sportiva nella Scuola Italiana e la condizione dei docenti muniti del sorpassato titolo di studio a differenza dei colleghi delle altre Nazioni che già da molti anni potevano vantare la Laurea, della scarsa considerazione che la materia gode ed altre anomalie delle quali da troppo tempo è afflitta la materia.

Per l’azione svolta dalla Commissione non voglio arrogare meriti particolari alla stessa, ma ricordo che accogliemmo con naturale soddisfazione la notizia che il disegno di legge che prevedeva l’istituzione del Corso di Laurea in Scienze Motorie aveva ottenuto il placet della Commissione del Senato.

Quando la proposta di legge in questione avrebbe dovuto essere presentata alla Camera, cadde il Governo, ma non ci demmo per vinti.

Varato il nuovo Governo, grazie alla sensibilità dell’amico Chieppi, unico che prese a cuore la nostra causa, ci fu possibile riunire nuovamente la Commissione in data 20 ottobre 1996 per sollecitare i nuovi Ministri non solamente per l’approvazione della citata legge, ma anche per ricordare tutti i problemi esposti ai loro predecessori.

In data 13 novembre dello stesso anno formulammo le nostre richieste ai soliti soggetti, ma l’unica risposta positiva che venne dopo un certo tempo fu quella relativa alla conclusione dell’iter parlamentare per l’approvazione della legge che istituiva il Corso di Laurea.

Tutti gli altri problemi: l’istituzione dell’Albo Professionale, riconoscimento che esiste in tutte le Nazioni europee ed anche extraeuropee, la rivalutazione della materia ed altre richieste da noi contenute negli interventi citati, non trovarono alcuna soluzione.

A questo punto sarebbe stato necessario un forte e deciso intervento del Panathlon Centrale, azione da sempre invocata dal sottoscritto, nei confronti del Ministero della P.I. e dell’Università, riuniti in unico Dicastero, al quale compete la responsabilità della educazione scolastica in genere.

Tutto fu archiviato nel classico dimenticatoio, né la Commissione ebbe l’opportunità di essere riunita.

Eppure non sarebbe stato difficile fare breccia, approfittando delle circostanze favorevoli, presso gli organi governativi; lo dimostra il fatto che il Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play è riuscito a stipulare un “protocollo d’intesa” con il Ministero della P.I., protocollo che ha visto la luce in data 18 Maggio 1999.

La Commissione paritetica, composta da tre Funzionari del Ministero e da tre membri del Comitato in questione, rappresentati da Attilio Bravi, Governatore del 3° Distretto del P.I., da Giuseppe Tuccio, Past Governatore dell’8° Distretto e dal sottoscritto, attraverso varie riunioni presso l’Ispettorato per l’Educazione Fisica e Sportiva del Ministero, prese la iniziativa, come primo atto, di inviare una scheda, diretta agli scolari della Scuola Elementare ed agli alunni della Scuola Media di 1° grado di quattro Regioni “pilota”, scheda che richiedeva delle risposte su quesiti sull’etica, sul Fair Play e sul fenomeno doping, dal momento che il fair play rappresenta la migliore espressione in positivo, mentre il doping quella in negativo della educazione sportiva in senso lato.

Nella prossima settimana ci riuniremo per esaminare e valutare le risposte pervenute per renderci conto di come vivono i giovani l’attività sportiva, quali valori hanno recepito e quali aspetti negativi hanno saputo cogliere.

Ecco allora che quanto mi permisi di raccomandare nell’ormai lontano 1988, si è potuto in qualche modo concretizzare, il che significa che con la buona volontà, con un minimo di iniziativa e senza timori o diffidenze, qualcosa si può fare.

Ma anche se la strada è ancora molto lunga, spesso in salita, con le sole “chiacchiere”, con le conferenze, le tavole rotonde, o quant’altro, si fa solo dell’accademia, se non demagogia.

Mi piacerebbe chiudere questa mia relazione con una nota di ottimismo, ma, purtroppo, grosse nuvole appaiono all’orizzonte per quanto concerne la Educazione Fisica e Sportiva nella Scuola Italiana.

La “Gazzetta dello Sport” del 25 Marzo u.s., dedica una intera pagina relativa alle nuove proposte relative alla riforma dei famosi “cicli”.

Sarebbe troppo lungo elencare in questa sede i rischi ed i pericoli reali che l’Educazione Fisica e Sportiva potrebbe correre, per cui ho portato delle fotocopie del servizio giornalistico citato da distribuire a chi lo desideri.

Vi ringrazio della cortese attenzione.

 

| Pagina iniziale|